martedì 25 luglio 2017

L'aumento della fame nel gatto

La polifagia è definita come l’ingestione di una quantità sproporzionata di cibo che può essere accompagnata da un aumento del peso corporeo o da perdita di peso.


Le cause alla base del problema possono essere fisiologiche o patologiche.
Tra le cause fisiologiche ritroviamo l’esercizio fisico intenso, la gravidanza, la lattazione e le basse temperature ambientali. In questa caso l’anamnesi potrebbe essere sufficiente per emettere una diagnosi e riadattare le quantità di cibo giornaliero ai reali fabbisogni dell’animale. A volte anche l’assunzione di alimenti di scarsa qualità potrebbe portare a polifagia
In caso di cause patologiche la polifagia può essere accompagnata da aumento  o da calo del peso corporeo.

Solitamente le cause di polifagia che portano ad aumento del peso sono dovute ad un eccesso alimentare o all’uso di cibi troppo appetibili. Talvolta per problemi comportamentali e per noia i gatti sono portati a consumare eccessive quantità di cibo in mancanza di un arricchimento ambientale idoneo.
Sono possibili anche forme di polifagia iatrogena dovuta all’assunzione di alcuni farmaci come gli anticonvulsivanti, i corticosteroidi e i progestinici.


Tra le patologie che possono portare a polifagia con aumento del peso ci sono diverse endocrinopatie quali il diabete mellito e l’ipertiroidismo, malattie legate al malassorbimento dei cibi (malattie gastroenteriche e parassitarie) o malattie neoplastiche.

Per indirizzarsi nella diagnosi l’anamnesi è in ogni caso di fondamentale importanza per capire se la razione che viene somministrata è adeguata ai fabbisogni dell’animale in quella fase della vita ricordandosi sempre che alcuni cambiamenti possono richiedere degli adattamenti delle quantità o qualità del cibo.
Successivamente se dall’anamnesi si sospetta una patologia sottostante si dovranno eseguire emocromo, profilo biochimico con misurazione della glicemia, profilo tiroideo ed esame delle urine e delle feci.
Il riscontro di iperglicemia può essere suggestivo di diabete mellito soprattutto se confermato da una concomitante glicosuria. Se c’è il dubbio che il gatto possa essere stressato dal prelievo e dalle necessarie manipolazioni si può effettuare anche la misurazione delle fruttosamine sieriche che rappresentano la “media” della glicemia nei giorni precedenti e non sono quindi influenzate dal prelievo. Ovviamente in caso di conferma di diabete dovrà essere istituita un’idonea terapia alimentare e se è il caso iniziare una terapia a base di insulina.

Per la diagnosi di ipertiroidismo si dovranno rilevare elevati livelli di T4-fT4 associati ai sintomi clinici caratteristici (polifagia, poliuria e polidipsia, vomito e diarrea, soffio cardiaco) ed eventuali reperti di laboratorio compatibili con questa patologia. Anche nel caso dell’ipertiroidismo ci saranno diverse terapie specifiche per diminuire il livello di ormoni tiroidei circolanti (terapia chirurgica, farmacologica o alimentare).


La patologie parassitarie rilevabili attraverso l’esame delle feci dovranno essere trattate con gli appositi prodotti svermanti.
Nel caso in cui dagli esami effettuati non dovessero emergere anomalie indicative delle patologie sopra elencate saranno necessari ulteriori accertamenti per indagare l’apparato gastroenterico. Si potranno effettuare radiografie ed ecografia dell’addome ed esami sierologici specifici mirati a evidenziare il malassorbimento.
Per la diagnosi di patologie neoplastiche, soprattutto se in fase precoce, potrebbero essere necessarie indagini più approfondite come la TAC.

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martedì 18 luglio 2017

Axolotl: un anfibio particolare

L’Axolotl (nome scientifico Ambystoma mexicanum) è un anfibio molto particolare. Può essere detenuto nell’acquario di casa con documentazione specifica (CITES appendice II, reg. UE 338/1997, allegato B). E’ una salamandra originaria del Messico (lago di Xochimilco). Ormai in cattività si trova facilmente, invece in natura risulta quasi estinto.

La sua principale peculiarità è la neotenia, ossia la possibilità di diventare adulto senza trasformarsi in animale terrestre, cioè quasi mai da girino si trasforma in salamandra. La metamorfosi si verifica solamente in condizioni di stress ambientale (poco ossigeno, scarsità di acqua, sovraffollamento). L’axolotl, infatti, può trascorrere la sua intera vita come animale esclusivamente acquatico respirando sott’acqua con branchie molto sviluppate.

Un’altra caratteristica interessantissima è la capacità di rigenerazione di parti del corpo. Se danneggiato, infatti, è in grado di rigenerare senza cicatrici gli arti ed alcuni organi. Le sue cellule sono molto simili a quelle staminali adulte dei mammiferi.

L’Axolotl può raggiungere la lunghezza di circa 30 cm e vivere fino a 20 anni. E’ un animale più crepuscolare e notturno. La sua testa è grande e gli occhi sono privi di palpebre. La coda è lunga ed appiattita lateralmente e funge da organo propulsore per il nuoto. Gli arti sono sottosviluppati e possiedono dita lunghe e sottili. Gli axolotl sono in grado di respirare sott’acqua grazie alle branchie, ma possiedono anche i polmoni per cui riescono a respirare anche l’ossigeno atmosferico, ingoiando aria dalla superficie esterna.

Axolotl - 1

Normalmente il colore della pelle è marmorizzato marrone o grigio scuro (marrone/grigio con macchioline dorate), di tonalità più chiara sul ventre, ma esistono quattro diverse pigmentazioni:

  • Leucistico (rosa pallido con occhi neri);

  • Albino (dorato o rosato con occhi rossi);

  • Assantico (grigio con occhi neri);

  • Melanoide (completamente nero).

Oltre a queste varianti c’è un’ampia diversità anche nella grandezza, nella frequenza e nell’intensità delle macchioline dorate.

Immagine correlata

Per la detenzione è necessario disporre di un acquario grande (per una coppia almeno 80x40x40 cm) con fondale a granulometria fine (sabbia o ghiaietto), fornito di nascondigli (legni, rocce e grotte) e robuste piante acquatiche. E’ importante fornire una buona qualità ed ossigenazione dell’acqua, il pH e la temperatura corrette. L’acquario, infine, dovrebbe rimanere illuminato per circa 10-12 ore al giorno.

Per quanto riguarda la dieta gli axolotl si nutrono di larve, pesciolini, piccoli crostacei, molluschi, lombrichi ed insetti. In cattività possono essere alimentati con mangimi in pellet e prede vive.

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lunedì 10 luglio 2017

IOHC Incompleta Ossificazione Condili Omerali

Come molte altre affezioni ortopediche del periodo di accrescimento del cane, l’IOHC per lunghi periodi può passare inosservata. L’incompleta ossificazione dei condili omerali, nel cane, può sfociare in frattura dei condili e dare improssivamente zoppia da lieve a grave.
La manifestazione di questa patologia simula tutti i quadri della displasia del gomito del cane.
Quali sono i sintomi? 
Nei cani giovani  spesso è asintomatica e può a volte manifestarsi con zoppie lievi più evidenti a freddo. Diventa sintomatica sia nei giovani che negli adulti quando evolve in frattura articolare con zoppie da lievi a molto evidenti a seconda della dislocazione dei due condili omerali.




Che cos’è?
IOHC, incomplete ossification of the humeral condyle, indica la mancata o ritardata unione dei nuclei di ossificazione dei condili omerali che si traduce in una “frattura” intercondiloidea. Questa situazione predispone a fratture articolari complete anche a seguito di lievi traumi. La patologia di solito si manifesta bilateralmente.
Da cos’è causata?
Si tratta di un disturbo dell’ossificazione encondrale della fidi che si trova tra i due condili omerali.
La natura è ancora incerta, solo negli Spaniels (molto colpiti)si tratta di una condizione ereditaria legata a più geni. 
Chi colpisce?
Una razza particolarmente colpita sono gli Spaniels in cui si manifesta tra 1 4 mesi e i 10 anni. Si manifesta maggiormente nei cani maschi. Le altre razze che possono essere interessate sono: Cavaglier, Mastiff, Breton, Pastore Tedesco, Rottweiler, Labrador, Pointer e Terranova.




Come si diagnostica? 
Il primo segno è una zoppia dell’anteriore. Una attenta visita clinica ed un accurato esame radiografico permette in molti casi di fare una diagnosi corretta.
A volte il reperto è quello di una frattura di un condilo omerale.
Nei casi dubbi è necessario ricorrere alla TAC o all’artroscopia.
Molto consigliato è uno studio ai 5 mesi di screening per le malattie scheletriche dell’accrescimento in cui si indaga displasia del gomito e dell’anca.




Come si cura?

Nei casi di diagnosi senza dislocazione cioè senza frattura può essere opportuno fissare i due condili con una vite (dopo una corretta diagnosi confermata dalla TAC). Nei casi con frattura, la terapia segue i dettami per il trattamento delle fratture articolari.

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martedì 4 luglio 2017

Cistite idiopatica felina (FIC)

Si definisce cistite idiopatica felina (FIC: feline idiopathic cystitis) un’affezione che colpisce la vescica (e l'uretra) di cui non si conosce il meccanismo scatenante: la cistite idiopatica  felina risulta ad oggi la causa più frequente di malattia delle basse vie urinarie nel gatto.  
Generalmente la FIC è più frequente nel gatto giovane e adulto, meno in quello anziano (al di sopra dei 10 anni d’età). La predisposizione di sesso è controversa ma, statisticamente, la cistite idiopatica in forma ostruttiva tende ad essere più frequente nei maschi, indipendentemente dal fatto di essere interi o castrati; Persiani ed Himalayan sono razze predisposte. Esistono fattori  di rischio che sembrerebbero favorirne l’insorgenza: obesità, sedentarietà, convivenza con altri gatti, tipo di alimentazione, scarsa igiene della lettiera e carattere particolarmente reattivo e/o emotivo.
Esistono due forme di cistite idiopatica felina: non ulcerativa (tipo I), prevalente nella specie felina,  ed ulcerativa (tipo II).  Ciò che le differenzia sembrerebbe l’eziopatogenesi: neuropatica nel primo caso, infiammatoria nel secondo. All’esame istopatologico la cistite idiopatica di tipi I, tipica del gatto, presenta uno scarso infiltrato di cellule infiammatorie nella parete vescicale che, d’altra parte, mostra modificazioni aspecifiche quali: alterazioni dell’urotelio, edema, dilatazione dei vasi ed emorragie a livello di sottomucosa e, talora, maggior densità di mastociti.  Il tipo II è invece caratterizzata da classiche ulcere.

Il termine “idiopatica” indica la mancata conoscenza del reale meccanismo di insorgenza di una patologia, motivo per cui ad oggi esistono solo teorie sulla causa e sulla patogenesi della FIC. Diversi agenti virali sono stati presi in considerazione (herpesvirus, calicivirus, picornavirus, virus sinciziale), nonché la possibile associazione tra batteri e sindrome. La patogenesi potrebbe essere legata ad un’alterazione del film protettivo che riveste la mucosa vescicale, la cui funzione è quella di prevenire l’adesività di batteri e cristalli e la penetrazione di sostanze tossiche ed irritanti. L’integrità dell’epitelio urinario (urotelio) è un altro fattore preso in considerazione, rappresentando esso  un’altra barriera difensiva che può essere alterata da PH e concentrazioni di elettroliti patologici, insulti meccanici, chimici e neuro-mediati. L’alterazione del film protettivo e dell’urotelio favorisce l’insorgenza di un’infiammazione neurogena , aggravata e protatta dal rilascio di mediatori chimici di infiammazione che esacerbano il processo. In corso di FIC viene coinvolto anche il sistema nervoso centrale, in particolare alcune vie nervose (neuroadrenergiche) legate allo stress dell’animale che, iperstimolate, contribuiscono a peggiorare la patologia.


I sintomi clinici di cistite idiopatica felina sono gli stessi che accomunano tutte le malattie delle basse vie urinarie e spesso si manifestano in maniera lieve ed intermittente: disuria, pollacchiuria, stranguria, ematuria e/o ostruzione uretrale. La diagnosi è “ad esclusione” ossia prima si indagano  altre possibili cause di malattia vescicale: infiammazione, infezioni severe, neoplasia, ostruzioni, spasmi, avvalendosi di un esame fisico, esami del sangue, esame delle urine e della diagnostica per immagini (studio radiografico ed ecografico).
I cardini della terapia per il trattamento della cistite idiopatica felina sono la gestione del benessere felino e il trattamento del dolore derivante dalla patologia in atto. Obbiettivo primario è quello di ridurre al massimo ogni fonte di stress, lavorando sull’ ambiente e sulle abitudini del paziente e del nucleo familiare, soprattutto nei gatti che non hanno possibilità di accedere al mondo esterno e che convivono con altri animali oltre che con le persone. Particolare attenzione va posta alla corretta gestione della lettiera: tipo di sabbia utilizzata, numero adeguato rispetto ai felini presenti, disposizione (luoghi tranquilli ed appartati), forma e dimensione, pulizia quotidiana. Anche il regime dietetico è importante, in particolare andrebbe favorita una maggior assunzione di acqua giornaliera utilizzando, ad esempio, cibi umidi o fontanelle al posto delle normali ciotole, molto attrattive per il gatto. Le interazioni sociali all’interno di un gruppo-famiglia eterogeneo sono fondamentali per il benessere felino in particolare sotto forma di giochi, carezze o toelettatura, utili per instaurare un rapporto sereno e confidenziale col proprio amico a quattro zampe. Ultima, ma non meno importante, è un’adeguata gestione del dolore, frequente in corso di cistite idiopatica felina: i farmaci più efficaci, in tal senso sono gli oppioidi e i FANS.

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martedì 27 giugno 2017

La Malattia Degenerativa Mixomatosa Mitralica

La malattia degenerativa mixomatosa mitralica (MMVD) rappresenta la patologia cardiovascolare più comune nel cane. La patologia è comune nelle razze di piccola taglia e in alcune razze, quali il Cavalier King Charles spaniel, la sua prevalenza raggiunge il 100% dei soggetti di età superiore ai 10 anni. Il sospetto diagnostico è generalmente posto in seguito al rilievo di un soffio sistolico a plateau con il punto di massima intensità in prossimità dell’apice sinistro.

LA MALATTIA DEGENERATIVA MIXOMATOSA

L’esame ecocardiografico dovrebbe quindi rappresentare l’esame di scelta per lo screening per i cani di razze note per elevato rischio di sviluppare la malattia. La diagnosi ecocardiografica della malattia è basata sul riconoscimento di prolasso di uno o di entrambi i lembi mitralici, dall’ispessimento localizzato o diffuso dei lembi valvolari e dal riconoscimento di un rigurgito mitralico di entità da lieve a grave. Sebbene la diagnosi della patologia mitralica sia relativamente semplice, la gestione del cane affetto può invece presentare diverse difficoltà.

Tra le complicanze più comuni della malattia devono essere ricordate la rottura delle corde tendinee, la fibrillazione atriale e altre aritmie, lo sviluppo d’ipertensione polmonare e la rottura atriale.

La degenerazione myxoide dei lembi valvolari interessa non solo le valvole ma in un’elevata percentuale di soggetti anche le corde tendinee. È quindi abbastanza frequente che queste possano andare incontro a una rottura le cui conseguenze emodinamiche sono correlate al tipo di corda interessata.4 Nel caso di rottura di una corda tendinea minore l’aumento della quota di rigurgito e ‘relativamente insignificante, e se l’evento occorre con un atrio con un elevata compliance, può non avere nessuna conseguenza clinica. D’altra parte se la rottura interessa una corda tendinea maggiore, si può verificare un aumento acuto e grave della quota di rigurgito, aumento della pressione atriale sinistra e sviluppo di edema polmonare acuto. In questi pazienti frequentemente il soffio in precedenza identificato, può presentare una riduzione dell’intensità a causa del diminuito gradiente atrio ventricolare. La rottura di una corda tendinea maggiore determina uno stato di scompenso cardiaco acuto che richiede un approccio terapeutico aggressivo.

I cani affetti richiedono in genere l’ospedalizzazione e devono essere trattati con ossigeno, terapia diuretica intra venosa e nei casi più gravi con dobutamina in infusione continua o nitro prussiato.

La dilatazione atriale sinistra conseguente alla presenza d’insufficienza mitralica cronica rappresenta una condizione predisponente per lo sviluppo di fibrillazione atriale. Quest’aritmia si presenta più frequentemente nei cani di media e grossa taglia, ma in caso di atrii molto dilatati può manifestarsi anche in soggetti di piccola taglia. La comparsa di fibrillazione atriale è in genere associata alla comparsa di scompenso cardiaco o alla riacutizzazione di una fase di scompenso cronico. Infatti, l’elevata frequenza cardiaca in genere associata alla fibrillazione atriale, e la perdita della fase di contrazione atriale coordinata sono responsabili per un aumento acuto delle pressioni di riempimento ventricolare e atriale sinistra con conseguente comparsa di edema polmonare.

Il principale obiettivo del trattamento è rappresentato dal controllo della frequenza cardiaca mediante la somministrazione un’associazione digossina e diltiazem.5,6 L’obiettivo è quello di ottenere una frequenza cardiaca di circa 120-140 battiti al minuto.

L’ipertensione polmonare rappresenta una complicanza frequente dei cani affetti da MMVD con scompenso cardiaco cronico.8 Il meccanismo fisiopatologico non è completamente chiaro, tuttavia i risultati di diversi studi sia in medicina veterinaria, sia umana suggeriscono che essa sia il risultato di modificazioni della struttura vascolare, e non solo del trasferimento passivo della pressione atriale sinistra alle arterie polmonari. Deve essere ricordato che l’ipertensione polmonare in corso di MMVD in teoria svolge un ruolo di protezione dei settori sinistri nei confronti del sovraccarico di volume. Tuttavia, lo sviluppo d’ipertensione polmonare in corso di MMVD sia nell’uomo, che nel cane rappresenta un evento associato ad una prognosi peggiore e richiede quindi di essere trattato. La terapia con sildenafil o con pimobendan rappresenta oggi il trattamenti di scelta per l’ipertensione polmonare conseguente a ipertensione atriale sinistra. I risultati di tali trattamenti sono tuttavia variabili e non esiste evidenza clinica che tale trattamento sia associato a un miglioramento della prognosi.

La grave dilatazione atriale sinistra conseguente al rigurgito mitralico cronico e le “jet impact lesions” determinate dal rigurgito sulla parete atriale sinistra possono determinare fessurazione e rottura dell’atrio sinistro con conseguente sviluppo di versamento pericardico e possibile tamponamento cardiaco.9 Questi soggetti devono essere valutati attentamente perché si presentano emodinamicamente instabile e spesso in bassa portata. Se è presente tamponamento cardiaco è possibile sia necessario ricorrere ad una pericardiocentesi.

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mercoledì 21 giugno 2017

La comunicazione del cane



La comunicazione è il processo attraverso il quale un individuo (mittente) invia informazioni ad un altro individuo (destinatario) utilizzando un codice specifico e delle regole note ad entrambi.
La comunicazione si suddivide in diverse tipologie:

- Comunicazione verbale: è caratterizzata dall’utilizzo del linguaggio e    rappresenta meno del 10 % della comunicazione canina.

- Comunicazione paraverbale: il tono, le pause, il ritmo, il volume ecc..    Rappresenta circa il 40 % della comunicazione canina.

- Comunicazione non verbale: caratterizzata dall’utilizzo della mimica  facciale, dello sguardo, dei movimenti del corpo e il comportamento nello  spazio e rappresenta circa il 50 % della comunicazione canina.

Da questi dati si intuisce quanto poco sia importante per il cane la comunicazione verbale (preponderante nell’uomo) e quale sia l’origine dei fraintendimenti uomo-cane.
Ad esempio un cane che si avvicina frontalmente con postura impettita, traiettoria rettilinea e passo lento fissando negli occhi il destinatario sta trasmettendo un messaggio di minaccia.



Per poter decodificare il messaggio trasmesso dal cane e poterne capire il contenuto è necessario valutare i segnali verbali, paraverbali e non verbali contemporaneamente.
La comunicazione uomo-cane si avvale di canali comuni ( ad esempio vista e udito) e di non comuni ( ad esempio olfatto).
La comunicazione intraspecifica ( cane-cane) è composta da componenti visive, olfattive, uditive, tattili e gustative.

  • Comunicazione olfattiva: come per la maggior parte dei carnivori il cane ha un’elevata sensibilità olfattiva. La comunicazione olfattiva, anche chiamata comunicazione chimica, consiste nell’emisione e alla percezione di molecole volatili come i feromoni e gli odori sociali. Gli odori sociali derivano dalla secrezione di ghiandole sebacee e dalle mucose e sono utilizzati  per creare un odore comune tra membri di uno stesso gruppo sociale. I feromoni trasmettono informazioni sullo stato fisiologico ed emozionale di un soggetto e sono secreti da ghiandole sebacee, ghiandole periorali, ghiandole ceruminose e molte altre.




  • Comunicazione visiva: l’occhio del cane permette una visione notturna migliore rispetto all’uomo e un campo visivo di circa 80-100° a seconda della razza. Nel cane questo tipo di comunicazione ha un ruolo molto importante nelle interazioni intraspecifiche. La comunicazione visiva volontaria insieme a quella involontaria rappresentano il linguaggio del corpo.



  • Comunicazione uditiva: i cani sono in grado di udire frequenze cha vanno da 67 a 45.000 Hz    ( l’uomo arriva solo fino a 16.000 Hz) e hanno padiglioni auricolari mobili che consentono la percezione della provenienza del suono. Nel cane la comunicazione uditiva si compone di diverse tipologie di suoni come i gemiti, le urla, i ringhi, gli abbai, gli ululati ecc. La selezione delle razze ha influito in maniera importante sulla comunicazione uditiva. Ad esempio i cani selezionati per la guardia e i segugi devono abbaiare per segnalare la presenza di un intruso o di una preda, mentre i cani da ferma sono stati selezionati per abbaiare il meno possibile in modo da non spaventare i selvatici.




  • Comunicazione tattile : i cani possiedono diversi organi atti a ricevere messaggi tattili come il tartufo, i peli tattili, bocca, recettori tattili sul corpo ecc. La comunicazione tattile è presente nei cuccioli già durante la vita fetale e continua per tutta la vita del cane. Alcuni studi sostengono che la comunicazione tattile abbia lo scopo di migliorare la percezione dei segnali olfattivi


  • Comunicazione attraverso il gusto: riguarda solo la percezione del gusto degli alimenti ma non è stato ancora chiarito quali sapori sia in grado di percepire il cane.


La comunicazione interspecifica riguarda invece tutte le altre specie animali. Negli ultimi anni sono stati attuati molti studi sulla comunicazione uomo-cane per valutare se il cane sia in grado di comprendere i messaggi comunicativi inviati dall’uomo e viceversa.

Si è scoperto che il cane è in grado di imparare il nome di un oggetto e associarlo all’oggetto stesso. Tutti gli studi effettuati hanno evidenziato come ,seppur molto diversi, il cane e l’uomo sono in grado di comunicare comprendendo le intenzioni e le emozioni trasmesse dall’altro. Approfondendo lo studio del linguaggio non verbale ogni uomo potrebbe comprendere meglio ciò che il cane trasmette attraverso il suo corpo.
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mercoledì 14 giugno 2017

I temuti forasacchi

Con l’arrivo della bella stagione bisogna fare i conti con i temuti forasacchi, nemici dei nostri amati animali. “Forasacco" è il nome popolare che indica l’arista delle graminacee selvatiche, in particolar modo l’avena e l’orzo selvatico. Essi si trovano in gran parte del territorio nazionale, principalmente nei prati di aperta campagna, ma anche nelle aiuole cittadine, specialmente quando la loro manutenzione non viene curata. Il periodo dell’anno nel quale bisogna prestare maggior attenzione va da aprile a ottobre. Durante la bella stagione le ariste si seccano e si trasformano, di fatto, in piccoli aghi molto appuntiti, lunghi da uno a tre cm circa. La forma caratteristica acuminata e la superficie ispida e zigrinata rende il forasacco capace di procedere solo in avanti, così una volta penetrato nell’animale risulta davvero difficile che esso ne esca in maniera naturale. I forasacchi possono infilarsi nella cute e procedere verso zone anatomiche differenti, dando così origine a svariate sintomatologie, talvolta anche molto gravi. Essi possono, altrimenti, penetrare attraverso orifizi naturali come occhi, orecchie, bocca, genitali, naso e da qui giungere fino ai bronchi. Altra sede particolarmente soggetta alla localizzazione del forasacco sono le zampe (spazi interdigitali e zona limitrofa al cuscinetto plantare).

i temuti forasacchi

I sintomi variano in base alla sede anatomica nella quale il forasacco è localizzato.

Di seguito analizzeremo quelli più frequenti:

  • zampe: l’animale si lecca insistentemente tra gli spazi interdigitali o a livello del cuscinetto plantare, potrebbe zoppicare o addirittura non poggiare la zampa a terra. Nella maggior parte dei casi il corpo estraneo genera un ascesso che fistolizzando provoca la fuoriuscita di pus.
  • orecchie: l’animale tiene la testa abbassata e ruotata e cerca di liberarsi del corpo estraneo scuotendo ripetutamente il capo e grattandosi. Qualora il forasacco non venisse tempestivamente rimosso il cane potrebbe rischiare la perforazione del timpano con conseguente comparsa di otite media.
  • occhi: l’animale reagisce alla presenza del forasacco con comparsa di blefarospasmo (ammiccamento dell’occhio) ed epifora (lacrimazione). La presenza del corpo estraneo provoca infiammazione della congiuntiva (congiuntivite) con possibile ulcerazione della cornea.
  • naso: l’animale starnutisce ripetutamente, cercando così di espellere il corpo estraneo. Gli starnuti sono molteplici e ravvicinati uno con l’altro e potrebbero essere associati a epistassi (fuoriuscita di sangue dal naso). Se non rimossi causano riniti purulente.
  • bronchi: il sintomo caratteristico di questa localizzazione è la comparsa di una tosse improvvisa. Se il forasacco non viene rimosso tempestivamente le conseguenze possono essere davvero gravi come la comparsa di ascessi polmonari, polmoniti, pleuriti e nei casi più infausti la morte dell’animale.

La diagnosi viene effettuata dal medico veterinario con l’ausilio di diversi strumenti come l’otoscopio o l’endoscopio ed avvalendosi della diagnostica per immagini (radiografie, ecografie e TAC).

i forasacchi temuti

Il trattamento mira esclusivamente all’eliminazione del corpo estraneo e alla cura della sintomatologia che la sua presenza ha generato (infiammazione, infezione, ulcere ecc.). Durante la manovra di rimozione, a seconda dei casi, potrebbe non essere necessario sedare l’animale così come, invece, essere indispensabile indurre l’animale in anestesia generale.

Alla luce di tutte le informazioni sopra esposte, si può asserire che la prevenzione resta il nostro maggior alleato.

Cosa fare quindi?

  • evitare in primis di portare in passeggiata il nostro amico in tutte quelle aree infestate dai forasacchi
  • spazzolare e controllare il pelo dell’animale almeno una volta al giorno (meglio se dopo la passeggiata)
  • osservare quotidianamente il comportamento dell’animale e qualora comparissero sintomi indicanti la presenza del corpo estraneo, non esitare a portare il proprio animale dal veterinario poiché il tempestivo intervento è fondamentale per una prognosi più benevola.

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martedì 6 giugno 2017

Incontinenza Urinaria Cane Gatto

I disturbi della minzione che provocano incontinenza urinaria nel cane e nel gatto sono piuttosto frequenti in caso di malattie neurologiche. Essi sono caratterizzati dalla mancanza della normale alternanza tra accumulo ed eliminazione di urina: la vescica urinaria ha la funzione di serbatoio, mentre gli sfinteri sono i rubinetti che consentono la fuoriuscita di urina. La minzione è un meccanismo neurologico molto complesso, che richiede una fine coordinazione fra molte componenti.

inontinenza-urinaria-cane

Purtroppo, i disordini neurologici della minzione sono spesso molto più complessi e frustranti da affrontare rispetto al problema di base che li ha causati.

I disordini neurologici della minzione possono essere suddivisi in tre categorie:

  1. ritenzione urinaria (mancato svuotamento)

  2. perdita involontaria di urina

  3. dissinergia

La ritenzione urinaria è causata da una lesione del sistema nervoso centrale compresa tra ponte ed L7, ed è comunemente indicata come “lesione da motoneurone superiore”. Questa situazione provoca mancata iniziazione della minzione volontaria, con conseguente accumulo di grandi quantità di urina fino a sovradistensione della vescica.

Lo svuotamento manuale mediante compressione è difficoltoso, a volte impossibile, e può essere pericoloso poiché tramite la manipolazione si può causare la rottura della vescica.

E’ quindi una situazione di estrema gravità che deve essere affrontata tempestivamente.

Tale evenienza è solitamente secondaria a patologie toraco-lombari, come ad esempio le ernie discali nelle razze condrodistrofiche, Bassotto in primis. Fortunatamente in questi casi la ritenzione urinaria è spesso di un evento transitorio, che si risolve trattando la patologia che l’ha provocata.

Quando la vescica è sovradistesa a volte si può notare gocciolamento di urina; questo può indurre erroneamente a pensare che l’animale abbia ricominciato ad urinare in maniera spontanea.

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La perdita involontaria di urina è invece causata da una lesione dei segmenti midollari sacrali o dei nervi pelvico o pudendo, ed è comunemente indicata con il termine “lesione da motoneurone inferiore”.

Questa condizione è caratterizzata da perdita di tono della vescica, che alla palpazione risulta vuota, flaccida e facile da svuotare. Spesso è presente un gocciolamento continuo di urina, e generalmente si associa ad ano beante ed incontinenza fecale. In alcuni casi la coda può essere flaccida, insensibile e con il pelo imbrattato di urina.

Le lesioni vescicali da motoneurone inferiore sono generalmente legate a traumi da investimento che causano fratture del sacro oppure lussazione sacro-coccigea.

Dissinergia

La dissinergia riflessa è la mancanza di coordinazione nel meccanismo di eliminazione dell’urina. La malattia è tipica di cani giovani maschi di grossa taglia, che quando ne sono affetti iniziano ad urinare ma si bloccano dopo le prime gocce. Clinicamente si osserva inizio normale della minzione che si interrompe per contrazione volontaria dello sfintere uretrale, mentre l’animale continua a provare ad urinare senza successo.

L’eccessiva ritenzione di urina può costituire in poche ore un serio pericolo per l’animale, mentre l’incontinenza rappresenta un problema per il proprietario a causa delle difficoltà di gestione che ne derivano in ambito domestico.

Come abbiamo visto, i disturbi neurologici della minzione sono molteplici; di conseguenza le possibilità terapeutiche variano a seconda della sede coinvolta e della disponibilità di alcuni farmaci.

Per poter avere un quadro completo della situazione clinica è necessario ricorrere ad una visita neurologica, spesso corredata da ulteriori accertamenti quali radiografie, esami dell’urina, del sangue fino alla diagnostica per immagini avanzata come Tomografia Assiale Computerizzata o Risonanza Magnetica.

Per poter gestire in maniera corretta il paziente incontinente è fondamentale monitorare ed assistere l’animale per valutare la quantità di urina prodotta, il suo aspetto ed eventuali alterazioni nell’emissione, prevenire le lesioni cutanee da urina pulendo accuratamente l’animale ed effettuare esami urine periodici per valutare la presenza di infezioni.

I controlli periodici delle urine devono comprendere la valutazione del pH ed eventualmente l’urocoltura; molto utili risultano le ecografie addominali per valutare l’aspetto di reni e vescica.

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