martedì 28 febbraio 2017

Dolore persistente nel gatto

Nell’ultimo decennio la diagnosi di patologie accompagnate da dolore persistente nel gatto è aumentata, contestualmente ad un allungamento dell’aspettativa di vita dei nostri animali domestici. La gestione del dolore è oggi uno degli obbiettivi più importanti della professione veterinaria e, più in generale, di quella medica.


Il dolore non è soltanto un’esperienza sensoriale (spiacevole!) ma anche emozionale, associata ad un danno reale o potenziale. Ciascun individuo e animale ha una propria percezione e reazione ad un evento doloroso e nel caso dei nostri pets la gestione diviene ancora più complessa poiché questi non sono in grado di “descrivere” ciò che provano.  Diviene pertanto fondamentale imparare a “riconoscere” i segni di dolore soprattutto quello persistente.

A seconda della causa e dei meccanismi scatenanti, il dolore a lungo termine può essere classificato in tissutale (infiammatorio) e neuropatico (con interessamento nervoso): in realtà le due situazioni spesso si sovrappongono sebbene i processi biochimici cellulari alla base siano differenti. Tra le principali cause conosciute di dolore infiammatorio persistente si possono annoverare: lesioni ulcerative, gengivo-stomatiti, otiti e cheratiti croniche, osteoartrosi, patologie oncologiche somatiche, infiammazioni croniche dell’apparato urinario e gastro -enterico, pancreatite cronica e patologie oncologiche (sia primarie che metastatiche) a carico dei distretti viscerali. Per quanto riguarda il dolore neuropatico, invece,  patologie potenzialmente responsabili della sua insorgenza sono: traumi accidentali o chirurgici (determinanti lesioni nervose, intrappolamento di nervi in suture o tessuto cicatriziale, neuromi da amputazione), patologie del sistema nervoso periferico e centrale e patologie viscerali croniche (IBD, cistite interstiziale felina).


Il primo passo per una corretta gestione del dolore persistente è il riuscire a riconoscerlo,  il che diviene una vera sfida quando si ha a che fare con il gatto. La sua natura di predatore solitario, ossessivamente territoriale e intransigente verso le ingerenze esterne, lo predispongono a mascherare in maniera a dir poco “magistrale” e impareggiabile la sensazione di dolore. E’ oggi unanimemente riconosciuto che la diagnosi di dolore si basi fondamentalmente sull’osservazione del comportamento del paziente felino piuttosto che su dati medici oggettivi: da ciò si evince l’importanza capitale di una stretta collaborazione veterinario-proprietario per rivelare la presenza di dolore. Un gatto che cambia le proprie abitudini motorie, l’atteggiamento con cui interagisce con i conspecifici e/o con l’uomo, che manifesti vocalizzazioni diverse dalla norma o qualsiasi atteggiamento indesiderato o inatteso, ad esempio eliminazioni inappropriate, ci sta sottilmente avvertendo che con elevata probabilità prova dolore.



Il secondo e altrettanto importante passo per una corretta gestione del dolore a lungo termine è quello di determinarne la causa e i meccanismi molecolari responsabili per poter scegliere la terapia farmacologica più adatta al singolo caso (approccio orientato al meccanismo).  Esistono infatti numerose classi di farmaci potenzialmente utili nel trattamento del dolore persistente ed è importante conoscerne la farmacocinetica, l’efficacia, la tollerabilità, partendo dal presupposto che dovranno essere somministrati a lungo termine. I principali sono: farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS)(elettivi nella gestione del dolore infiammatorio cronico) , gli oppioidi  (maggiormente usati nel dolore acuto o nelle terapie palliative avendo breve durata d’azione), il gabapentin e pregabalin (anticonvulsivanti ad azione anche analgesica, indicati per il dolore neuropatico), l’amantidina (antagonista dei recettori NMDA, utilizzabile in associazione ad altri farmaci), antidepressivi triciclici (TCA) e inibitori della ricaptazione della serotonina (farmaci largamente utilizzati nelle terapie comportamentali , ma utili anche in corso di gestione di dolore neuropatico). La palmitoiletanolamide (PEA) non è un farmaco in senso stretto, ma un lipide naturale che grazie alla sua attività stabilizzante nei confronti di mastociti e microglia sembra essere efficace nel controllo dei processi neuro-infiammatori condivisi sia dal dolore infiammatorio che neuropatico.


Nella gestione del dolore persistente non va infine dimenticato che esistono terapie coadiuvanti la farmacologica quali: laser terapia, omeopatia, riabilitazione motoria e agopuntura.


Se vuoi maggiori informazioni chiama la Clinica Veterinaria Borgarello al numero 0116471100 o inviaci una mail all'indirizzo: info@clinicaborgarello.it





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